OMBRE CINESI
di Rossana Ghillino
È la notte che, come un’ombra cinese, ingigantisce il dolore e la paura? Forse basta ricordare che è sufficiente un gesto e quella cosa che ti guarda scura scura dal muro, con un lieve movimento, può diventare l’animale che vuoi. Ora è uno scarafaggio giamaicapittato che balla reggae ondeggiando il suo enorme culone e seduce madama butterfly, incantata dalla leggiadria del bacherozzo.
Madama butterfly si lancia sulla pista, sexy come non mai, con un boa di struzzo fuxia attorno al collo e le ali ricoperte di paillettes. Si avvicina, ballando, al nostro scarrafone, che a momenti sviene di fronte alle due, della sadomasofarfalla, portentose poppe, avvinghiate e costrette in un wonderbrà di ecopelle. Mai la bella l’aveva degnato di un solo sguardo. Ora è lì davanti a lui. Balla. Balla e lo guarda sbattendo gli occhioni da cerbiatta, o meglio, da cervo volante e ammiccando con le antenne. Scarfag(c)e deglutisce litri di saliva, ma maschera bene l’emozione: fiumi di alcool gli scorrono nelle vene. La reggae band suona, il cantante, un ragno con su una parrucca rasta, che confonde zampe e capelli, è il bob marley degli insetti. La barista, una coccinella vestita da coniglietta di play boy, assiste con il cuore in frantumi alla scena. I due sono al centro della pista, tutti i riflettori su di loro, il popolo della notte li guarda ballare. Coccinella cuore spezzato versa da bere agli avventori. Le sue lacrime, a fiotti, non viste, cadono nei bicchieri e danno un sapore particolare ai cocktails.
Ad un tratto “is this love”. Questa storia non può andare oltre. Coccinella dispensa cocktails, noncurante del rimmel che le è colato sul muso (può permetterselo, nero su nero), salta sul bancone del bar. Tacchi a spillo vertiginosi. E lo sguardo di chi vuole riprendersi ciò che è suo. Si lancia in pista. Rullo di tamburi: la mossa. Con una portentosa culata scaraventa fuori dalla pista, aerodinamizzando fino a fracassare la batteria, il culone reggae del nostro scarafaggio. Ragno bob si scompone solo per un attimo, poi continua a cantare, soddisfatto del nuovo look e del nuovo suono della batteria. S’appiccia una canna. Il culo reggae del nostro sbuca dalla grancassa e dà una nota di colore alla band. In pista, lady coccinella e madama butterfly. Una di fronte all’altra. Mezzogiorno di fuoco. Cazzo, tutto sto bordello per contendersi un bacherozzo, pure chiatto. Questo almeno è quello che pensa la marmaglia…
Lady c. fischia. Silenzio solenne. Uno sguardo a ragno bob che annuisce, spegne la canna sulla lingua e dirige la sua orchestra in un tango argentino infuocato. A ballarlo, avvinghiate e con qualche difficoltà, lady c. e madama b.: nonostante i vertiginosi tacchi a spillo, i millimetri che fanno la differenza sono imbarazzanti, per di più la pista è stata tirata a lucido con una nuova cera speciale che fa facilmente perdere l’equilibrio e provoca una strana allergia al ragno, che starnutisce mentre dirige un’orchestra ormai irrimediabilmente ubriaca e stonata. Scarfag(c)e, intanto, dimena le zampette e il sederone, che troneggia fiero nella grancassa. Quand’ecco che, improvviso come la ricomparsa sul mercato del ciocorì e del biancorì, uno strano borbottio nella pancia del nostro col culo all’aria. La causa? Pasta e fagioli in quantità industriali. L’effetto? Una scureggia che non ha nulla da invidiare al più potente dei tornadi. Spazza via, nell’ordine: parrucca rasta di ragno bob, paillettes, wonderbrà di madama b., lady c. tutta intera e poi, tra la marmaglia, dentiere collant accendini… terminata la roboante tempesta fetidAcida, tutti raccolgono i propri cocci. E così pure madama b. che, china per terra, cerca l’altra metà dei suoi cocci, nella. Ma nulla. Mentre ragno bob cerca la sua parrucca… un lamento…
Un lamento. Ragno bob guarda in alto e fa un gesto come per levarsi i capelli dagli occhi. La forza dell’abitudine. Non appena si ricorda d’aver perso la parrucca, riesce a scorgere lady c.. Lady c. è finita su una spiga di grano, pancia all’aria, ruota vorticosamente sulla corazza e ruotando tutti i pois neri del rosso dorso si staccano e come lame rotanti si conficcano nelle prime cose che incontrano. Ragno bob sgrana gli occhi. Il sospetto si insinuerebbe nei suoi pensieri se non avesse fumato così tanto. Madama b., veduta la sua bella, spicca il volo, le zampe dell’una in quelle dell’altra, ovvero, lady c. tratta in salvo. Scarfag(c)e ha stampato sul muso il sorriso soddisfatto di chi si è liberato di un gran peso. Ma non c’è verso di schiodarsi dalla batteria. Sirene della polizia. Su tartarughine marine col motore truccato arriva il commissario cavalletta, che, quando non è in servizio, è il trans più affascinante in circolazione, noto nell’ambiente come “carmine”. Lancia un’occhiata invidiosa al boa di struzzo fuxia di madama b.. Ragno bob ritrova finalmente la parrucca nella gola della rana dalla bocca larga, la indossa e molla una vigorosa pacca sulle chiappette sode del commissario, che non riesce a farsi valere a causa dell’amore segreto che nutre da anni per bob. Bob si gratta la testa, qualche pois di lady c. è finito nella parrucca. Carmine cavalletta alza il sopracciglio sinistro e balza da lady c., la mette muso a terra e gratta la corazza. Madama b. sviene: sotto il rosso c’è il blu cobalto.
Corazza blu cobalto, pois rosso magenta. Coccinella dell’era O.G.M.. Smascherata, lady c. cerca di darsela a zampe. Tutto inutile. Sfuggita per anni al suo ineluttabile destino di cavia da laboratorio, scoperta per colpa di una fottutissima roboante atomica scureggia. Manette. Cellulare-tartarughina marina. Prigione. Prossima destinazione: laboratorio. Madama b. distrutta dal dolore. Il commissario cavalletta ha fatto solo il suo dovere. Già. Ma perché questo senso d’ingiustizia? Forse perché sotto divisa e distintivo batte il romantico cuore di transcarmine? Lady c. guarda la luna a righe dalle sbarre della sua cella. Carmine cavalletta fa a botte con la sua coscienza. Ogni tanto s’insinua tra i suoi pensieri l’immagine di ragno bob e un brivido gli percorre la schiena. S’appiccia una canna ed entra nella cella di lady c.. Fanno smezzino. E parlano d’amore. Tutta la notte. Tutta la notte fino a quando madama b. non interrompe le confessioni notturne con un pianto straziante sotto la finestra della cella della sua bella. Carmine cuore tenero sotto il distintivo, lascia che le due passino insieme il resto della notte. Ma perché uccidere un amore? A grandi balzi parte alla ricerca di ragno bob. Ragno bob è dove l’aveva lasciato, al locale notturno. Il cuore di carmine batte all’impazzata. Si avvicina al palco e non può fare a meno di scorgere un culone giamaicano sbucare dalla batteria. Notato lo sguardo interrogativo, ragno bob, dopo una palpatina alle formidabili chiappette della cavalletta più sexy che abbia mai visto, svela l’enigma del sederone incastonato. Carmine cavalletta ora sa cosa deve fare. E per scarfag(c)e è arrivata l’ora di sdebitarsi.
Carmine afferra scarfag(c)e per il culo, i piedi piantati sulla grancassa per darsi la spinta, e comincia a tirare. Niente. Riprova. Niente. Ragno bob si gode lo spettacolo da sotto il palco. Ammira in estasi quello che ormai è il culo per antonomasia. Il bakerozzo si decide a collaborare: pancia in dentro, petto pure. Si è cavato lo scarrafone dal buco. Il nostro carmine ne ha fatto le spese, è rimasto schiacciato sotto il culone reggae e ha riportato gravi lesioni, ma il pericolo è il suo mestiere: frattura di un’unghia. Finta. Ma pittata con uno smalto che si intona che è una favola con il verde dell’intero suo corpo. I tre si avviano verso la prigione. Il forte vento muove i vestiti e lascia intravedere il niente che indossa transcarmine sotto l’impermeabile. Fatta eccezione per una giarrettiera leopardata. Ragno bob vorrebbe allungare le zampette… Bakerozzo intanto viene informato dei danni provocati dal suo peto atomico. Vorrebbe strapparsi i capelli per la disperazione ma, in mancanza di questi, e fallito il tentativo di strappare la parrucca a bob, che ha minacciato di infagottarlo in una ragnatela, comincia a dare delle sane testate contro un muro. Capoccia che ti capoccia cade un mattone. Poi un altro. Poi un altro ancora e poi un buco che ci passa uno scarrafone chiatto. Ora, dall’altra parte del muro, non c’è niente di particolarmente interessante, se non un orecchio mozzato. Ma questa è un’altra storia. Quello che interessa ai nostri è l’ispirazione derivata dall’atto del capocciare. I tre proseguono. Scarfag(c)e con un bernoccolo in più.
Transcarmine cammina pensieroso, cosa fare? E non si accorge delle zampette pelose di bob che, come la cozza con lo scoglio, sono praticamente diventate un tutt’uno con il suo culo. Il culo giamaicapittato di scarfag(c)e ondeggia nervosamente, pensieri cupi e sensi di colpa agitano la mente del nostro, nascosta sotto un bernoccolo a forma di fungo. Ad un tratto ragno bob si distrae dal suo adorato culo, per dare voce ai pensieri nemmeno troppo originali e diabolici degli altri due compari: “facciamola evadere”. I due si fermano e lo guardano come fosse un genio. Ragno bob risponde con lo sguardo di chi non riesce a nascondere la precisa sensazione di avere di fronte due imbecilli. Uno dei quali si salva, solo ed esclusivamente, per merito delle favolose chiappette. Sull’onda dell’entusiasmo i tre si precipitano alla volta della prigione. Perfino Scarfag(c)e riesce a correre veloce nonostante il suo corpo decisamente non sia fatto per questo. A guardarlo da dietro sembra una girandola giamaicana impazzita. Transcarmine balza incurante di tutto ciò che il gesto atletico lascia vedere alla perfezione sotto l’impermeabile. Bob muove vorticosamente le zampette, spinto, non dallo stesso tipo di entusiasmo dei due lesti compari, ma dallo spettacolo che la supersexycavalletta gli sta offrendo. Ed ecco la prigione.
La prigione. La prigione in tutta la sua imponente statura. Almeno quindici centimetri di impenetrabile guano e resina. Già. Hai voglia a capocciare. Già, ma si dà il caso che scarfag(c)e non nasce scarafaggio qualunque. Nasce scarafaggio stercorario. E lo sterco è terreno suo. Prima ancora che bob e carmine abbiano il tempo di farsi prendere dallo sconforto, il nostro bakerozzo si mette al lavoro. E scava felice. Talmente felice che crivella all’impazzata, ruota su se stesso con un sorriso serafico stampato sul muso. Bob e carmine assistono, con la bocca spalancata fino a toccare terra, all’ennesimo guizzo di iperattività frenetica di un insetto che apparentemente ha molto più a che fare con un bradipo che con una gazzella. Come a sfanculare tutte le leggi della fisica. Mentre lo scarrafone attua la sua inconsapevole rivoluzione copernicana, la scienza, occupata a fare altro, si lascia scappare questa dimostrazione spettacolare e con essa, probabilmente, l’opportunità di rispondere a qualche ancestrale quesito spaccacervello. La scienza perde l’occasione di fare un passo, fondamentale, in avanti, ma in compenso bob, ancora in botta, ha gli occhi incollati, nemmeno a farlo apposta, sul culone giamaicapittato che vorticosamente gira gira gira più luccicoso di una mirror ball e, come una spirale psichedelica, produce un effetto ottico che provoca allucinazioni al rastaracnide. Bob si ritrova in tutù a ballare sulle punte la morte del cigno al Bolscioj di Mosca. Sotto il palco, la folla in delirio di un concerto heavy metal, che si commuove fino ad allagare il teatro. Bob non sa nuotare. Ma i soccorsi non tardano ad arrivare: huckleberry finn lo carica sulla sua zattera e lo invita a sedersi a prendere un thè col cappellaio matto. Dopo essersi rifocillato per bene si fa lasciare sulla riva del fiume sand creek e cammina che ti cammina arriva al moulin rouge, si siede al fianco di toulouse-lautrec e beve dalla fiaschetta diabolicamente incastonata nel bastone del minuscolo pittore. Dissertano a lungo sull’invereconda abitudine di sostituire le vecchie sigle dei cartoni animati in rapporto alla posizione dell’essere umano nell’universo. Quand’ecco che il grillo parlante, con un frac in lattice verde acido, annuncia il can can. Bob manda a cagare toulouse e si va a sedere ad uno dei tavolini sotto il palco. Infinite repliche warholiane di transcarmine (e quando dico warholiane intendo anche e soprattutto nei colori) cominciano ad esibirsi nel ballo più apprezzato dal nostro estimatore di culi.
Inutile dirlo. Proprio sul più bello. Proprio quando il ballo del culo sta per mantenere la promessa. Quasi ostentazione. Sti cazzi. Eccola. La frustrazione del sognatore interrotto. Basta. Transcarmine e le sue fotocopie si girano, danno le spalle a bob, che nel mentre fa la ola, ed ecco che, su tutti i fronti, parrucca compresa, il rastaracnide subisce un violentissimo attacco da parte di un esercito di malvagissimi acari della polvere. E quando, quasi quasi, le lunghe gonne, in perfetta sincronia, stanno per dare a bob una gioia multipla riproducibile all’infinito, ecco. Bob il ragno viene scaraventato nella realtà con la stessa delicatezza di un risveglio materno. A colpi di tapparella tirata su a velocità supersonica, accompagnata da insistente incitamento ad alzarsi e informazione oraria a volume da inquinamento acustico, il tutto suggellato da sole sparato illegalmente su occhi ancora da stropicciare. Scampato l’infarto, con lucida freddezza provenuta da chissà dove, bob samurai comincia a difendersi. Produzione su scala industriale di ragnatele. Da una nube di polvere e saliva ecco infine uscire vittorioso il guerriero a otto zampe. Con un sorriso abbozzato appena all’angolo sinistro della bocca. Al suo fianco, i nemici infagottati. Ma il guerriero si rende presto conto d’aver solo vinto una battaglia. Un nugolo di acari sadici sta mordendo il culo di scarfag(c)e mentre altri, molti altri, cercano di mettere fuorigioco transcarmine, unanimemente tacciato di tradimento… La situazione è parecchio complicata.
Talmente complicata che abbandonerei tutti quanti a se stessi. Che se la cavino da soli. Ma. Insomma, in fondo in fondo voglio bene un gran bel po’a questi insettozzi. E poi gli acari sono miei atavici nemici. Parola di asmatica allergica alla polvere. E, questione di non secondaria importanza, stiamo parlando di guardie carcerarie. Quindi, per quanto sia prevedibile, mo’ mi scrocchio le dita e senza alcuna pietà li metto fuori gioco.
Tutta questa insolita attività fisica, ha smosso nuovamente le acque nella pancia del nostro scarrafone. D’altronde la quantità di pasta e fagioli ingurgitata era improponibile perfino ad un essere umano. Mentre i fagioli cominciano ad accennare timidi passi di samba nel trippozzo del bakerozzo, ragno bob si cala nella parte del principe che deve trarre in salvo la sua bella. Ovvero, prima si incinghialisce, poi, con furia cieca, rivela a tutti il suo passato di breaker. A testa in giù comincia a ruotare su se stesso attorno all’accozzaglia di acari. Insomma, fa il sole. Tra zampe e rasta è più temibile di una stelletta ninja. In perfetta sincronia, scarfag(c)e comincia a mollare le prime bombette. Strategia diabolicamente intelligente. E ovviamente involontaria inconsapevole. Innanzitutto gli acari che gli azzannano il culo sono messi temporaneamente fuori gioco, in secondo luogo ci sorprende con un novello gesto atletico, al quale si accompagna inspiegabilmente il pregio d’essere anche la mossa giusta. E quasi quasi ci fa credere d’esser intelligente. Che poi forse è solo nudo e crudo istinto di sopravvivenza. Ma non importa. Non è ora il momento di discuterne. Quindi. Con una capriola, fa il testa coda di se stesso e dall’alto del buco non si vede più il culo ma la fazza dell’eroe in questione. Quindi riutilizza la sua arma. Calibrata quanto basta per venir sparato fuori da buco. Nel frattempo breaker bob stelletta ninja, con disarmante precisione, ci dimostra che l’arte si impara si mette da parte e si può adattare alle situazioni che apparentemente non ci azzeccano nulla ma proprio nulla con l’arte in questione. L’arte in questione è il golf. Uno dopo l’altro mette in buca gli acari, non sbaglia un colpo. Tra le sue mazze rotanti si imbattono pure le vittime delle scuregge intelligenti. Sempre più difficile, ma bob nel lontano 1995 vinse i campionati mondiali di golf. Mica bruscolini. E la sorte riservata agli acari è sempre la stessa. Inesorabilmente. Ci terrei a precisare che il rastaracnide libera la sua bella dalle grinfie dei nemici senza nemmeno sfiorarla. Nemmeno quando fende le sue mazze rotanti per l’ultimo giro. Stacca con colpi secchi e precisi gli ultimi acari attaccati a polpo sul corpo che gli dispenserà gioie e solo quelle, riservando un trattamento particolarmente violento a quelli appioppati alle chiappette d’inestimabile valore. Tratta in salvo la bella, conclude la sua esibizione con il colpo del fuoriclasse. Colpo di testa alla polpetta di acari precedentemente infagottati nelle sue ragnatele. Parabola perfetta che termina dentro il buco. A questo punto sarebbe richiesto il colpo di grazia. Tarda ad arrivare quanto basta per rovinare la perfezione della battaglia finale e risolutiva. Vabbè. Non si può pretendere di avere un qualche potere sulla pasta e fagioli. Comunque, il nostro scarrafone sta atterrando. Eccolo. Ci siamo quasi. Ci siamo proprio. Il colpo del fuoriclasse permette al nostro di atterrare sul morbido. Scarfag(c)e bombarolo rimbalza quelle 49 volte, sufficienti e necessarie per creare i presupposti del colpo di grazia. Samba sfrenata nella panza. Preannunciata da un sordo inquietante borbottio che pare provenire direttamente dalle viscere della terra, la bomba summa di tutte le bombe sta per essere lanciata. Il ragno dal passato che riserva mille sorprese nel presente, con scatto felino, butta a terra la sua bella, per proteggerla dall’imminente esplosione. E comincia a pregustare, finalmente, il primo contatto fisico degno d’esser definito tale. E, infine, il boato più boato di tutti i boati. Primo effetto: bakerozzo nello spazio. Secondo effetto: non so se la scienza è a conoscenza di questo fatto, ma gli acari prendono fuoco molto facilmente. E, soprattutto, dopo aver preso fuoco, esplodono. Ma la cosa più interessante, che la scienza può anche ignorare, ma che per noi è di fondamentale importanza, è che gli acari, dopo aver preso fuoco ed essere esplosi, solo allora, si rendono utili all’umanità. Ovvero, terminano l’opera di scarfag(c)e. La prigione è saltata in aria quanto basta per far evadere lady c.. Che ovviamente fugge in volo, al fianco della sua madama b.. Bob e carmine si godono la vittoria come la situazione richiede. Anzi esige. E bob ci dimostra, nel caso non l’avessimo ancora capito, che è un ragno d’azione. E che è pure passionale. Comunque anche transcarmine fa la sua porca figura. Madama b. e lady c. condividono la stessa filosofia di vita. In volo. L’unico coglione in questa storia, credo si evinca senza troppe difficoltà, è bakerozzo. Che, per inciso, è da qualche parte nello spazio. Amara consolazione, ha riparato ai suoi danni con la stessa identica arma che li aveva provocati. Ma l’esigua quantità di materia grigia che occupa abusivamente la capa del nostro non gli consente di partorire questo pensiero. Nonostante tutto, comunque, sfodera il suo serafico sorriso. Perché ancora non ha realizzato quanto è coglione. È lì, a volare tra stelle che non potranno mai esser colorate quanto lui. Anche perché sarebbe alquanto improbabile. Inventato dalle tue mani che giocano con il muro la luce e il buio. Gli occhietti non riescono più a stare aperti, le braccia cominciano a pesare seriamente. Crollano sul materasso. E scafag(c)e si disintegra spalmandosi sul muro. Sorridendo come un idiota. Ma, lo sai, basta ricreare il gioco. Bè, mo’ basta, pure io ho sonno. Snotte
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