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SARA' LA GINNY

di Arianna Marfisa Bellini

Ottobre bolognese. Nell’aria i soliti odori dei viali d’autunno e non so quanto avrei voluto sapere i nomi degli alberi e dei venti che provocavano quella strana alchimia; così, tanto per poter dire: Bologna d’Ottobre sa di libeccio e oleandri, garbino e baobab giganti dell’Africa orientale. Invece niente, ma quell’odore, giuro, potrei riconoscerlo tra milioni di odori di viali d’Ottobre di tutto il mondo. Ovviamente Vasco nello stereo. Poi il telefono, improvviso e dirompente, il telefono: uno squillo per sobbalzare, due per alzarmi, tre per avviarmi blandamente a rispondere sorridendo un “sarà la Ginny”. Le cose della vita accadono sempre un po’ mentre pensi “sarà la Ginny”, cioè non so a voi, non so neppure se avete una Ginny nella vostra vita, ma a me succedeva quasi sempre così. “Sarà la Ginny” è come rassegnarsi alla staticità della vita, a quei periodi tutti uguali, quasi soffocanti, lisci e lineari al punto che puoi copiare le settimane dell’agenda con la carta carbone. “Sarà la Ginny”, che telefona sempre, che telefona sempre appena mi sono accomodata o appena abbiamo iniziato a cenare. “Ary sono io!”. Era la Ginny! Ci si sbaglia mai in queste cose forse? Non sapeva se voleva uscire oppure no, se bramava vedere una certa persona oppure no, se desiderava stare con noi amiche oppure no. Tutto nella norma. Come quei giorni di Ottobre assolutamente uguali e fastidiosamente prevedibili. La telefonata, continuò per almeno altri 20 minuti senza prendere alcuna piega particolare. Mi stesi nuovamente sul divano ed alzai il volume dello stereo. Vasco stava cantando qualcosa a proposito di abitudini che cambiano ma passati che riempiono i nostri cuori e le lacrime mi avevano riempito gli occhi così, senza preavviso, quasi fossero rimaste acquattate sotto il divano e si fossero arrampicate sulle mie ciglia mentre io ero distratta e poco presente. Il problema era sempre quello, da troppo tempo orami. Ero innamorata di una persona, una persona che non mi voleva. E’ brutale scriverlo, sapete, non credo che avrò neppure il coraggio di rileggerla questa frase quando metterò a posto l’intero racconto. Non mi voleva! E non avete idea di quante scuse mi ero trovata per non dirmi che “non mi voleva”. Le scuse le avevo sempre amate particolarmente: rendevano le cose della vita meno insostenibili. Così io, a quell’epoca, farneticavo ancora di un’amicizia che non esisteva, di un nostro modo di vivere i sentimenti al di là di ogni storia d’amore possibile. Invece, purtroppo, io ero perdutamente innamorata e lui assolutamente no. Il telefono poi squillò di nuovo ed io non mi ripetei neppure “sarà la Ginny, ” perché era come se la stessi vedendo, dall’altro capo della cornetta, come se sentissi già le sue parole “Ary disturbo?”. Non vi sorprenderò quindi dando un’improvvisa svolta al racconto. Non era la persona per cui ascoltavo Vasco, dall’altro capo del filo. Niente di tutto questo, perché a volte la vita, in Ottobre, è tremendamente prevedibile ed esente dai colpi di scena. Cominciò con un meraviglioso “quasi usciamo?”, coinvolgendomi in un dubbio tutto suo come solo lei era in grado di fare. “Non esco, sto a casa, ascolto Vasco.”. Non bastò o non fui abbastanza convincente. “Sei in “quella fase lì”? Stai ascoltando Vasco? Non ti fa bene Ary, usciamo”. La Ginny passò a prendermi, con un’infinita calma di cui ovviamente mi lamentai. Uscimmo a prendere una birra con la quale lei ovviamente si ubriacò e della quale io ovviamente non sentii neppure il sapore. Le guardavo le mani piccole segnare il punto esatto in cui avrebbe chiesto al parrucchiere di tagliare, questa volta. La ascoltavo ridere la sua indecisione e la sentivo progettare una felicità in cui mi coinvolgeva inevitabilmente. Mi piaceva immaginarmi ancora lì con lei dopo tanti Ottobre bolognesi, con i suoi capelli lunghi che non avrebbe mai tagliato e mi piaceva pensare che, mentre noi eravamo lì a parlare, a casa mia il telefono stava suonando all’impazzata e sicuramente, questa volta, dall’altro capo del filo… non era la Ginny!


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