L'ESTINTORE
di Michele Boncompagni
Cazzo... E’ successo di nuovo… Quand’è stato l’ultimo? Non me lo ricordo, non voglio ricordare… Com’è morto? “Al momento in cui quel maledetto tubo che trasportava olio bollente è stato colpito da una scintilla sprigionatasi dal quadro elettrico s'è spezzato, trasformandosi in un lanciafiamme, Antonio e una decina di ragazzi come lui sono stati colpiti. Tutto e tutti hanno preso fuoco, gli estintori non funzionavano, la linea 5 delle ex Ferriere sembrava una città bombardata con il napalm, raccontano i sopravvissuti. Quando si è trasformato in una torcia umana, alle due di notte, Antonio era alla quarta ora di straordinario. Dunque era alla dodicesima ora di lavoro in quell'inferno”
Mi si blocca il fiato. Quanti anni aveva? 36… Due in più di me…
Ti prego fa che non abbia figli… Ti prego… “tre bambini, la più grande di 6 anni e il più piccolo di 2 mesi”. Una fitta sotto il costato… Le dita si stringono sul giornale, posso sentire il rumore della carta che si accartoccia, ma non riesco a smettere di stringere.
Alzo lo sguardo e incrocio gli occhi di mia moglie. Ha uno sguardo perplesso, non capisce perché stia stringendo così il giornale.
:- Mimmo, tutto bene?-:
No che non va bene… Non va bene un cazzo. Questo poveraccio potevo essere io… E’ crepato perché stava lavorando come uno schiavo. Quarta ora di straordinario pre natalizio. E’ quello che dovrò fare io questa sera… 12 ore di lavoro di fila nei locali caldaia di quella cazzo di fabbrica. L’altro mercoledì è successo a Mario. Brav’uomo, sempre gentile e ben disposto con gli altri, ha due figli, ama gli scacchi e fa questo mestiere da 20 anni. Ma essere una brava persona e fare il proprio mestiere da 20 anni non ti salvano da un tubo del condotto di aerazione che precipita da 15 m sulle tue gambe… Ed è stato fortunato… Ieri prima di tornare a casa sono passato in ospedale a salutarlo. Purtroppo sono arrivato tardi, le visite erano già chiuse, e ho potuto vederlo solo 10 minuti grazie alla gentilezza di un’infermiera. Mario era li, sul letto, con entrambe le gambe ingessate, bloccate in una buffa posizione. Mi sono seduto al suo fianco. Dopo i soliti convenevoli e le chiacchere sulla vita in fabbrica…
:- Che ne so Mario, se Ferruccio scopa con l’assistente del Ragioniere, io sto tutto il giorno chiuso sotto terra con le caldaie… A me basta uscire da li sulle mie gambe…-: Battuta infelice
Mario cerca di sorridere….
:- Oggi è venuto un tipo della fabbrica a trovarmi…-:
:- Ferruccio? -: No, non credo… Non lo direbbe con quella faccia, forse è per la battuta?
:- No… uno in giacca e cravatta, si è presentato con un sacco di nomi… E poi attacca con un discorso sugli incidenti che possono accadere, che non bisogna farne un dramma, che la dirigenza è vicina a me e alla mia famiglia e cose del genere. Da quel che ho capito il succo è che le indagini non possono dimostrare che l’incidente è capitato per incuria ma per un “errore calcolato”. Insomma, “lassù” se ne lavano le mani…-:
Gli incidenti possono capitare? Non bisogna farne un dramma? La dirigenza vicina? Errore calcolato? Più ci penso più stringo il giornale, che ormai è un ammasso di carta appallottolato.
Ho sempre pensato al lavoro come una necessità e una fortuna. C’è l’affitto da pagare? Vai a lavorare, lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare, cassaintegrare, ma non è che ti possono ammazzare, non è così, perdio, non è così che deve andare, cazzo, morire, morire per poco più di un milione non può capitare, ma non si sa come succede ogni giorno a ben tre persone! Mille morti l’anno è una guerra perdio!
Se penso che quelle iene ora si sentono in pace con la coscienza perché “non possono dimostrare che l’incidente è capitato per incuria ma per un errore calcolato”. Che cazzo è un errore calcolato? In 4 anni che lavoro in quella trappola mortale non ho mai visto un ispettore della sicurezza… Anzi no… Una volta l’ ho intravisto… Ma forse era importante per la nostra sicurezza che ispezionasse solo la sala delle macchine per il caffè e la bionda assistente del Ragioniere…
Chissà se i nostri estintori sono vuoti come quelli della ThyssenKrupp di Torino. 4 su 5… Errore calcolato… Immagino abbiano calcolato i soldi che hanno risparmiato, e che si sono intascati, a discapito della nostra sicurezza… sulla nostre pelle. Avidi assassini senza scrupoli, maledetti siano loro e chi cazzo li ha creati, che intascano un miliardo ogni due mesi e si permettono di parlare di taglio alle spese e ai contributi, i bastardi fottuti, figurati se c’ hanno orecchie per sentire chi gli parla di riduzione dell’orario di lavoro. Per loro se dopo dieci ore di lavoro sei stanco, fai una cazzata e muori, è un peccato, e manco per la tua vita, quanto per la pensione che hanno cacciato e comunque, hanno risparmiato rispetto all’assunzione di nuove persone a pieno salario.
Chi vola alle Bahamas e chi va all’obitorio, è questo quello che chiamano “straordinario obbligatorio”, e dovremmo pure dirgli grazie perché “offrono” posti di lavoro. Quando uno che c’ ha i soldi può avere tutto, e uno che ne ha di meno non ha diritto nemmeno a un letto in un ospedale quando sta male, e se vuol farsi curare deve pagare. Solo che coi soldi che gli danno quelli del lavoro interinale c’è l’affitto da pagare, il bambino da mantenere e cosa cazzo vuoi pagare un dottore quando non sai nemmeno se tra due mesi c’ avrai ancora un fottuto lavoro. Perché io sono fortunato ad avere un vero contratto di lavoro. Se penso a quella massa incolore dei lavori precari mi vengono i brividi. Carne da macello. Perché il lavoro interinale non è altro che una prestazione occasionale di lavoro manuale non qualificato, esattamente il caso in cui il rischio d’incidente sul lavoro è quintuplicato. E tutto questo non è capitato, ma è stato pensato, progettato e realizzato dal padronato in combutta con l’apparato decisionale dello stato per il quale la vita di un proletario non vale, non dico niente, ma sicuramente non vale il costo di un’assunzione regolare con tanto di corso di formazione professionale. E’ evidente il disegno criminale? O sono io che sono pazzo?
Ormai, tra le mie mani, il giornale non esiste più… Ho solo una domanda che non mi da pace… Ma chi cazzo te lo fa fare? Se devo rischiare preferisco rischiare mentre rapino una banca piuttosto che rischiare un po’ di meno ma per du soldi in quell’inferno. Magari torno al paese e chissà se quell’offerta è ancora valida… sono passati anni… ma quello è un mercato che non muore mai… e fottetevi tutti…
:- Mimmo? Cosa succede? Rispondimi… -: Improvvisamente mi rendo conto di nuovo di Mara. Sento la mascella serrata, il giornale stropicciato tra le mani, il sangue che scorre veloce. Cerco di rilassarmi… respira… piano… i muscoli della mascella si rilassano, le dita allentano la presa, il sangue rallenta la sua corsa… Non farle vedere il terrore dentro di te… Chiudi tutto, spegni tutto…
:- Alzeranno ancora le tasse… Ma cosa vogliono ancora? Il nostro sangue?-:
Mara tira un sospiro di sollievo e ricomincia ad appendere le palle colorate all’albero di natale…. Rimango a fissarla… Dopo tutto le paranoie sulla sua linea post parto erano scemenze… è più bella di prima…Glielo dico.
Sorride e in risposta fa una mossetta con il sedere tipo popstar sexy mettendosi due decorazioni dell’albero come orecchini…
:- Guarda che non sei più una ragazzina, hai anche un figlio adesso… -:
:- Ah si… Guarda che, primo: sfido chiunque a darmi l’età che ho, secondo: se non ti metti in testa
che quello è nostro figlio mi sa che troverai comodo il divano…-:
Mi sa che ha proprio ragione… Ora che ci penso è proprio una bella immagine, vorrei fotografarla.
E, senza accorgerneme, piano piano, le urla di Antonio divorato dalle fiamme si fanno sempre più lontane, deboli, fino a scomparire soffiate via da quel momento.
Forse è per questo che lo faccio… Forse è per questo che tra poco mi alzerò, prenderò la giacca, saluterò Mara e il piccolo, scenderò le scale. Mentre il portone sbatte mi accenderò una sigaretta, unica compagna di tragitto fino alla fermata dell’autobus. 15 minuti di tratta, in cui l’unica novità è il cambio di pubblicità sui cartelloni, fino alla stazione. Se il treno o l’autobus non sono in ritardo ho 13 minuti di tempo da perdere prima del treno. Fumo un’altra sigaretta mentre leggo il tabellone delle partenze. Il treno per Genova ha un’ora e mezzo di ritardo. Come li capisco… oggi a te domani a me. Salgo sul treno. Tragitto di 50 minuti. Scendo, mi accendo una sigaretta e mi dirigo verso la fabbrica. Dove vivrò per 12 ore tra macchinari che sembrano poter esplodere da un momento all’altro, sotto la minaccia ti un tubo pieno d’aria bollente che mi scoppia in faccia. E dopo, il viaggio all’inverso… Solo per quell’momento…
Alla memoria di Antonio e di tutte le morti bianche, perché siano ricordate come persone e non come numeri.