Me ne stavo sdraiato a letto a galleggiare nella noia, con una musica vellutata che blandiva il tempo e un sapore di peperoni ancora in bocca dal pranzo. In tivù girava per l’ennesima volta il dvd di Guerre Stellari, ma io seguivo un altro film.
Avevo gli occhi chiusi e proiettavo sulle mie palpebre depresse immagini di spiagge caraibiche, con verdi palme scosse da una brezza gentile e fondali blu cobalto. Al centro della scena c’era un tizio sdraiato sulla sabbia, completamente nudo. Drink in una mano, lucky strike fumante nell’altra, e schiena sottoposta alle garbate attenzioni di una bionda mozzafiato.
Quel tizio ero io.
Ero depresso ma non abbastanza da sognare qualcun altro come protagonista delle mie bavose avventure. Mentre la pupa del sogno inizia a fare sul serio e si slaccia il costume, liberando un’esplosività da premio oscar, io entro in una dimensione incerta, offuscata, una via di mezzo tra la sega dinamica e la ronfata della grossa.
Poi sento una voce.
"Ciao".
Ma più che altro..."gnao", o una svirgolata simile, con un accento nasale da farsi controllare le adenoidi. Riavvolgo la mia pellicola mentale e prego la bionda di farsi doppiare e parlare con voce decente, che così non riesco né a dormire né a…eccetera.
Ma la sento ancora: “Gnao”.
Spalanco gli occhi e mi tiro su di scatto. Non l’ho mica sognata, quell’orrido versetto arriva dalla mia camera, ne sono certo. Chi osa disturbare la proiezione di “Lo stallone di Tahiti 5”, il grande classico che già da un mese regge la programmazione del mio cinema mentale? Mi guardo attorno con circospezione, esplorando la penombra con occhio di falco: guardo sul tavolo, sulla poltrona, scorro i muri della mia stanza e getto la testa sotto il letto. Niente, non c’è niente, devo averla sognata. Mi riaccuccio deciso a gustarmi il secondo tempo, in particolare la scena in cui i due, incuranti di un tornado che avanza, si arrampicano su una palma e iniziano a…ma la sento di nuovo.
"Sono qua… sul comodino".
Mi giro in preda al panico e lo vedo: giuro che non ero ubriaco e non avevo fumato niente, ero ormai perfettamente sveglio e la mia fedina mentale era senza macchie. Eppure quel...quel "coso" era lì.
Una pippetta di ometto alto forse dieci centimetri, con un nasone a patata che gli prende mezza faccia e un impeccabile completo nero, bombetta in testa e bastone da passeggio.
Sorride pure...
Mi avvicino con occhi spalancati e gli arrivo attaccato; se ne sta lì con la schiena appoggiata alla sveglia e aspira da un sigaro proporzionato alla sua taglia da canarino.
Accenno un "checcaz..." e la pippetta mi spegne il sigaro sul naso, centrando in pieno un punto nero e vaporizzandolo. Poi si rizza in piedi, si liscia la giacca con fare solenne e declama: “Io sono Jimbo…e tu sei un uomo molto fortunato!”.
Ancora allibito e col naso che fuma resto ad ascoltarlo a bocca aperta. La pippetta si accende un altro sigaro e prosegue: “Sei stato sorteggiato come detentore del diritto al Desiderio dell’anno 2009: una probabilità su sei miliardi e trecento milioni, quanti siete voi umani, birbanti fornicatori che state sempre lì a moltiplicarvi…”, poi mi si avvicina e mi guarda complice: “bella botta di culo, eh campione?!". E mi dà una sberla sul naso.
Ora, non so cosa avreste fatto voi, ma io m'incazzo: gli spingo giù la bombetta con un dito, poi lo prendo per un piede e lo tiro su facendolo dondolare come una ciliegia, mentre lo squadro perplesso.
Molto perplesso.
Jimbo si spaventa e inizia ad agitare il bastoncino da passeggio, mentre con l’altra mano si tiene la bombetta e riprende lo sproloquio.
"Uè campione, rimettimi giù o ti faccio rapporto e ti faccio revocare il premio! Guarda che non ti conviene, hai vinto il Desiderio dell’anno! Puoi chiedere tutto quello che vuoi…"
"Spiega", gli dico mentre lo dondolo un altro po'.
"Va bene, va bene! Sono un Genio, tipo quello della lampada e di altre vostre leggende. Voi esagerate sempre e pensate che siamo giganti, ma noi Geni siamo fatti così, altrimenti come faremmo a stare in una lampada? Ogni anno estraiamo un omone e gli regaliamo un desiderio. Puoi chiedere, ecco tutto”.
"Omone lo vai a dire a qualcun altro, pippetta!"
Ho una dignità io, intendiamoci.
Quel coso si agita sempre più e cerca di colpirmi col bastone: "Rimettimi giù! Brutto bestione, abominevole sacco di pus e di escrementi bovini!!".
"Ma che scurrile...Senti, io non ti credo, tu sei solo un brutto sogno e io non dovevo mangiare peperonata per pranzo. Questo è, quindi sparisci o ti rutto in faccia", ribatto convinto.
Continua a dibattersi penosamente e mi fa: "Non sparisco e ti do un'ultima occasione, scegli un desiderio...e mettimi dritto, uffa!"
Uffa?!
Gli rutto in faccia perché sono un tipo che mantiene la parola, poi lo appoggio sul comodino. Jimbo si fa verde, assume espressione disgustata e si slaccia il farfallino. Si appoggia alla sveglia semisvenuto e sussurra: "La tua ultima occasione...un solo desiderio...".
Mi assale un’ansia inaudita: e se fosse vero? Metti caso che esistano i geni e gli extraterrestri, Pinocchio e l’Uomo Nero, Goldrake, i Puffi, Superman e Barbapapà. Come la mettiamo?
Un solo desiderio…e magari la mia vita svolta… per sempre. Decido di provarci. Sono un tipo romantico, quindi per prima cosa penso a Monica Bellucci nuda e disponibile qui nel mio letto, immediatamente e per tanto tempo. Poi mi chiedo: ma quanti desideri sono? Nuda e disponibile sono già due; qui, adesso e per tanto tempo sono altri tre. E se la chiedo solo disponibile e poi è a Parigi? Come la trovo? Che immagine penosa: la Bellucci che mi aspetta vogliosa in un letto e io che vago disperato per gli Champs-Élysées gridando “Monicaaa…dove cazzo sei??”.
E poi: Monica Bellucci? Siamo sicuri? O Angelina Jolie? Forse Salma Hayek? Magari Penelope Cruz, oppure Nicole Kidman…E Scarlett Johansson? Dico…una bottarella non gliela vogliamo dare?
Potrei anche ripiegare su Ottavia Fantazzini, che abita al piano di sotto e la dà a tutto il condominio tranne a me. Maledetta, e io che ne ho fatto una star del mio cinema mentale.
No no, meglio desistere, l’incertezza erotica potrebbe nuocere alla lucidità della mia scelta. Restando sul romantico penso a un po' di soldi in banca, qualcosina per sistemarsi e abbandonare questa vita grama di spaghetti al pomodoro e scatolette di tonno. Poi si sa che i soldi in banca giovano anche al sex appeal. Qualcosina tipo mille miliardi… ma anche un pelo meno, giusto per non sembrare avidi.
Aiuterebbero parecchio per le spese spicciole: chessò le spiagge tropicali dei miei film proibiti, gli alberghi a cinque stelle, le piscine a idromassaggio, magari una villa sui colli con pavimento in cotto, marmi di Carrara, divani di seta e quadri di Dalì. Mi pare un’idea sobria ed equilibrata.
"Se stai pensando a qualcosa tipo mille miliardi, non posso farlo…", interviene il maledetto Jimbo, "la disponibilità economica mondiale è fissa, non posso dare a te senza togliere a un altro, si sconvolgerebbe la contabilità planetaria creando conflitti macroeconomici che porterebbero al crollo delle borse e allo stop degli aiuti al Terzo Mondo. Vuoi tu essere la causa dello stop agli aiuti al Terzo Mondo?".
E mi punta un dito accusatore, bastardo maledetto infame e carogna.
“Scusa Jimbo…ma allora anche la disponibilità mondiale di gnocca è fissa? Cioè, se ti chiedo Monica Bellucci… tu la togli a Vincent Cassel. Non che mi dispiaccia per lui, ma magari s’incazza e viene a cercarmi, capisci che non è bello…”.
Il lurido fa spallucce: “Mai visto un omone così incerto e privo di rigore etico, vedi di muoverti che se non scegli in due minuti sparisco…".
Come due minuti? Tensione, sudore freddo, grattate di guance, sguardo che gira inquieto, totale vuoto mentale, le lancette della sveglia che rintoccano impietose, vaghe immagini di Monica che si allontana mandandomi baci appassionati, immagini più definite di Vincent che minaccia di farmi un culo grande come l’arco di trionfo. Una paura cosmica inizia a serpeggiarmi dentro, sento l’occasione della vita che mi sfugge dalle mani, già disposte a coppa per accogliere le gentili rotondità della Bellucci.
Poi mi si fissa lo sguardo al televisore e, dal profondo di un cuore cinematografico, mi prende una folgorazione.
"Voglio essere un cavaliere Jedi!"
Ma convinto...vedo Obi Uan Kenobi che slega di spada laser e mi esce quella cosa, quella dichiarazione lievemente avventata, quell’attimo di debolezza che senz'altro potrò ripensare virando su un desiderio più romantico. Jimbo sicuramente capirà e provvederà a…porca troia!!!
Mi guardo e sono già in saio, con stivaletti in pelle di Juk della costellazione di Garak e delle gran perturbazioni nella Forza.
Abbozzo un sorriso affabile: "Dai Jimbo, si scherzava, aspetta che adesso penso a qualcosa di più serio…".
Mi guarda orgoglioso.
"Che la Forza sia con te, giovane Jedi, sono lieto di aver servito un animo tanto puro". Detto seriamente, con quella voce lì, ma per piacere...
E sparisce.
Fa anche "puff", sparendo.
Vorrei gridargli di tornare indietro, di concedermi un’ altra opportunità, ma sono bloccato, tutto preso dalla mia nuova condizione esistenziale. Mi sento un po' strano, capisco che in effetti la Forza esiste, la senti che ti parte dal profondo, dalle zone più intime del tuo animo e ti collega a ogni remoto angolo dell’universo, rendendoti partecipe di tutte le sfighe che ci sono in giro per la galassia.
Sento dentro di me tutta la fame del mondo, sento gli omicidi e le guerre, i disastri ecologici e le violenze quotidiane. Sento le intime sofferenze di ogni essere che respira nella Via Lattea.
Sento il Male.
Non mi sembra un gran bazza, se capite il termine.
Ma la Forza non è solo percezione della sofferenza, se mi concentro posso anche cogliere barlumi di felicità nelle vicinanze: un bambino che mangia un gelato, una coppia che si dichiara eterno amore, un cane che corre a perdifiato in un giardino, un fiore che sboccia, quella troia della Fantazzini che la sta dando con grande gaudio a Osvaldo Latti, fontaniere sovrappeso dell’ultimo piano. Pure il ciccione! Maledetta…
A fatica prendo atto dell’accaduto: io sono un Jedi! Basta perdere tempo con le grame pulsioni terrestri! Mi raccolgo in contemplazione: posso dire che per un'ora si sta di merda, poi si inizia a pensare al da farsi, continuando a stare di merda.
Per prima cosa mi concentro e studio le mie nuove possibilità fisiche: faccio un salto molto Jedi e tiro una craniata contro il soffitto. Da un angolo remoto dell’anima sento riecheggiare un antico adagio del nostro insegnamento tradizionale: "Anche il Jedi, al cospetto di un urto, prova dolore...".
Riconquisto una parvenza ascetica di astensione dalle passioni terrene e mi rendo conto di un problema enorme: non ho la spada laser! Ogni parvenza se ne va e invece di maledire Jimbo, che mi ha messo in questa merda intergalattica, maledico l'Imperatore, occulto ideatore del complotto che mi ha privato della mia arma prediletta. I Jedi son fissati, si sa…
Mi calmo. Nulla è perduto, forse nell'esilio terrestre dove sono costretto una spada laser non serve, bastano le infinite e possenti vie della Forza.
Sospiro con grande consapevolezza Jedi, guardo Obi Uan in tivù, gli mostro il pugno chiuso e grido “No pasaran!”. Poi esco di casa e mi do al mondo.
Incontro la signora della porta di fronte. Percepisco in lei una sottile vena di gioia: mi credeva un drogato ed ora mi scopre frate francescano. Le impongo una mano sul viso e la mando a spazzare per 24 ore consecutive. Lurida serva dell’Imperatore, possa quella scopa diventare il Millenium Falcon e planare a velocità intergalattica nella cupa oscurità del tuo orifizio più segreto.
Fuori è una giornata di sole sferzata da un vento gelido, una fredda giornata d'inverno in questa grigia città, qui sul pianeta Terra, all’alba di un nuovo millennio.
E scusate se mi lascio prendere da un afflato epico, ma noi Jedi abbiamo la tendenza a scovare del pathos anche nelle zampe pelose delle zanzare del pianeta Jonghis.
Mi concentro sulla Forza: un aereo casca in Thailandia e sento una dolorosa perturbazione, centinaia di urla mi rimbombano nel cervello, che vibra all’unisono con quella poltiglia di carne e lamiera, di sangue, ossa e palme da cocco. Poi un silenzio cosmico annuncia la fine delle speranze e del dolore.
Merda, ma in che cazzo di situazione mi sono infilato? Alzo gli occhi a quel cielo così terso: “Vecchio Yoda…maestro…dove sei? Mi sento incerto ed esposto al potere del lato oscuro...”.
Ma il cielo tace.
Se ribecco Jimbo lo faccio pentire di esser Genio a colpi di anima Jedi, e se non bastano ci metto anche una sequenza di sganassoni molto umani.
Poi sento...una vergenza, quel sentimento che si prova quando la Forza verge tutta e tu vergi con lei: è un sole che ti sorge dentro, un vento caldo di scirocco che ti turbina nell'anima immergendola in un profumo di aranci e petali di rosa.
Mi lascio trasportare da questa esperienza entusiasmante e divento etereo.
Vergo, vergo un sacco.
Apro gli occhi e lì, davanti a me, vedo la fonte di questo turbine cosmico che mi sovrasta: alta come le leggendarie donne-abete di Alderaan, i capelli neri come una donna-wookie di Kashyyyk, gli occhi sfuggenti delle donne-pescegatto di Naboo, le curve rotonde e morbide delle donne-latte di Hapes, di cui nella galassia si vocifera da millenni ma che nessuno ha mai visto.
Mi guarda.
Mi parla.
Mi fa vergere.
"Scenti còcco, c'avresti mica una zigarettina?"
Accento da donna-materasso autoctona, lo conosco bene. Col movimento di una mano la faccio smettere di fumare per sempre, poi la scruto nel profondo e le parlo: "Tu mi provochi una vergenza nella Forza...".
La principessa mostra carattere: "Oè Padre Pio! Andiam pianino coi complimenti che io scion mica tanto bionda".
Che potenza incontrollabile nel suo animo ribelle, quale piena consapevolezza della propria virtù, che soffio vitale che governa il suo essere etico!
Che gnocca.
La avviluppo nella Forza cercando di farla vergere con me, e le parlo con timbro sexy-jedi, caldo ma freddo, oscuro ma abbagliante.
"Un gin-tonic?", le chiedo, già vagamente dimentico delle sfighe del mondo.
Che mi trovi al cospetto di una antenata della principessa Amidala? Un po’ più alta magari, pure con più polpa nelle zone vitali, però la vergenza che produce è in effetti simile.
Mi scruta, si turba, si mordicchia un labbro, forse forse una piccola vergenzina le si fa strada nell’intimo: "Dai mò cocco...offrimi sto gin-tonic che in fondo voi frati mi state anche scimpatici...".
Due ore e dieci gin-tonic dopo, non penso più alla nostalgia per il pianeta natale, del vecchio Yoda me ne sbatto altamente e la galassia può anche esplodere che non me ne frega un cazzo.
Non penso più neanche a Ottavia Fantazzini.
Penso alla mia altera principessa indigena, a tutta quella vergenza che mi turba l’anima, e con sguardo alcolico da Jedi atipico le sorrido, sollevo un sopracciglio, e mi getto ora, adesso e per sempre, nelle braccia del lato oscuro della Forza.